Chiarezza

La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il titolo di questa carta è stato un testo che ho studiato per il mio primo esame all’università. Un testo che non riuscivo a capire, anche se era scritto in italiano (e infatti andavo in giro a dire che mi sarebbe servito un traduttore dall’italiano… all’italiano).

E’ stato in quel momento che ho imparato un modo per districarmi in quel labirinto di parole: semplificare il testo e arrivare a costruire delle mappe concettuali. L’uso delle mappe, di cui in seguito sono diventata esperta, scegliendo a seconda dello scopo se elaborare mappe mentali o mappe concettuali e con quali software, mi ha aiutato a scoprire connessioni non sempre evidenti, ad andare in profondità nel testo, a trovare gerarchie e a fare ordine, chiarezza, nelle idee.

Che poi la semplicità (da non confondere con banalità) sia un valore aggiunto in quanto stato della mente me l’ha spiegato Donald Norman in un altro libro. Norman, ingegnere ed ex professore dell’Università della California, oltre che consulente Apple e HP, ha studiato il funzionamento del processo cognitivo per riuscire a progettare in modo efficace non solo interfacce software, ma anche il design di oggetti che tengano conto delle esigenze degli utenti secondo un criterio di usabilità. Norman sostiene che la nostra mente è semplice per natura e ha bisogno di attivare  modelli e schemi, organizzandoli in strutture che consentono la comprensione del funzionamento delle cose e gestire la complessità del mondo. Norman inoltre sostiene che la tecnologia deve diventare sempre più “invisibile“, in modo che gli utenti possano focalizzarsi sugli obiettivi che intendono raggiungere senza ulteriori sforzi cognitivi.

Il rimando che mi viene immediato, come insegnante, è alla necessità di selezionare i contenuti da proporre in classe in modo che siano semplici, essenziali, liberi da elementi che “appesantiscono” inutilmente… un po’ quello che succede quando si preparano i video per la Flipped Classroom, in cui si presenta in modo chiaro, focalizzzato e sintetico un argomento perché possa essere assimilato e poi rielaborato in classe con i compagni e la supervisione del docente. Il traguardo è un apprendimento che diventa significativo: si lavora insieme per affinare le competenze di ciascuno come strumenti dinamici per affrontare la realtà. Certo che se io docente non ho per prima le idee chiare su quello che i miei alunni dovranno sapere alla fine del percorso, il mio intervento non sarà efficace (e tanto lavoro sarà sprecato).

La mia chiarezza diventa allora SINTESI, la capacità di cogliere l’essenziale e restituire qualcosa di inedito, nuovo, accessibile, fedele all’essenza di ciò che si è conosciuto.

 

Donald A. Norman. Vivere con la complessità. Addison Wesley Pearson, 2011
Per approfondire la metodologia Flipped Classroom: Chiara Spalatro, Grazia Paladino, webinar Insegnare capovolto